Tempo di lettura stimato: 8 minutiTra i tanti segni del passato che Riga – capitale della Lettonia – custodisce, c’è anche la porta svedese, di origine medievale (Zviedru vārti in lingua lettone e Swedish Gate in inglese). Non immaginate un portone di legno altissimo e con i cardini scricchiolanti: la porta è un arco aperto, relativamente basso, che si trova nella zona vecchia della città e rappresenta una classica tappa dei tour a piedi nella capitale lettone. Tour che si possono fare in compagnia di una guida locale, oppure in autonomia. La porta è un reperto storico che riscuote giudizi contrastanti da parte dei viaggiatori; per alcuni passa quasi inosservata ed è “soltanto un piccolo arco“, per altri un’attrazione da non perdere che diventa un ricordo di viaggio indelebile. Strano, ma non troppo, dal momento che le tracce del passato esercitano un diverso ascendente sulle persone, variabile in base agli interessi e alla sensibilità individuale. In questo caso, un ulteriore elemento influenza il giudizio: il potere del racconto. Infatti, chi si trova al cospetto della Zviedru vārti e scopre le storie e le leggende che la circondano, solitamente trova la porta improvvisamente più affascinante!

Un po’ di storia

Costruita alla fine del ‘600, nel periodo della dominazione svedese (durata dal 1621 al 1710), la porta svedese è l’unica che sopravvive a Riga. Proprio così. Oggi è sola soletta, ma passato era in buona compagnia: furono infatti ben otto i passaggi costruiti nella Città Vecchia in epoca svedese. In realtà la porta non deve sentirsi poi così sola, ne’ tantomeno trascurata, considerando i numerosi turisti che le fanno visita durante l’anno. Con la neve o con il sole, sono davvero tanti gli occhi che si posano su di lei, e la Zviedru vārti è anche un soggetto ricorrente delle cartoline e delle tele realizzate dai pittori di strada. Merito certo del suo aspetto, ma ancora di più delle leggende che la circondano.

Come si presenta la porta svedese

E’ una signora in pietra con un’età di tutto rispetto: ha superato i trecento anni, essendo nata nel 1698.
Un'immagine vecchia di quando la porta era più giovane.

Una vecchia immagine di quando la porta era più giovane!
Foto di pubblico dominio. Fonte: Wikimedia Commons.

Chissà se gradisce che questa informazione circoli, ma ormai quel che è detto è detto (e lei di certo non si potrà vendicare rivelando la mia etàMister VIM, dato che è indecifrabile e avendo io un viso-corpo così tondo, per il momento non ho rughe). La porta, nata per mettere in collegamento la città con le caserme che si trovavano al di fuori, con la sua arcata bassa e sinuosa attraversa le mura di fortificazione dell’antica Riga, comodamente adagiata sulle stradine di ciottoli. La testa di leone sopra l’arco aperto rappresenta la monarchia svedese; gli appassionati del Trono di Spade però, nel vedere un emblema leonino non potranno fare a meno di pensare ai Lannister di Castel Granito. Possiamo forse escludere che sotto l’arco sia passato Tyrion, quatto quatto?
Confronto stemma Leone Riga e stemma Lannister

Purtroppo per gli appassionati di Game of Thrones (Il Trono di Spade), la somiglianza è difficile da trovare.

Tornando all’aspetto della porta, è inutile nascondere la verità: si è rifatta anche lei. Ha avuto bisogno di qualche ritocchino tra gli anni ottanta e novanta. Un’esigenza effettiva, e non un semplice vezzo, dato che il muro stava cadendo a pezzi. La sua fisionomia, però, non è stata modificata e l’aspetto originario è stato preservato. Intervento perfettamente riuscito!

I tre racconti sulla porta svedese

Intorno alla porta svedese di Riga leggenda e realtà si intrecciano, dando vita a molteplici storie, e il bello è che ognuno può scegliere di credere, o affezionarsi, a quella che preferisce. Sono principalmente tre i racconti che ogni buona guida lettone rivela ai viaggiatori che accompagna,  presentandoli secondo il suo personalissimo stile: con maggiore o minore enfasi, facendo leva sul sentimento, oppure mantenendo un alone di mistero (questo metodo funziona sempre). Quando l’accompagnatore è un buon narratore, i turisti sono fortunati, perché il tour di Riga assume tutto un altro sapore! Le storie hanno origini remote, ma come spesso accade gli ingredienti principali sono sempre attuali: astuzia, brivido e amore. Il racconto dell'astuzia
  1. Il racconto dell’astuzia
Un ricco e scaltro mercante avrebbe costruito la porta facendola passare attraverso la sua casa.
La casa attraversata dalla Porta svedese

È proprio vero! La porta svedese attraversa una casa.
Foto di Steve Haslam (https://www.flickr.com/photos/araqnid/5047686924/) [CC BY-SA 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], via Wikimedia Commons.

  Il motivo? Introdurvi furtivamente le merci che commercializzava, per evitare di pagare i dazi doganali previsti per l’introduzione dei prodotti in città. Furbastro. Il racconto del brivido
  1. Il racconto del brivido
La porta era il passaggio dei condannati a morte; quando vi troverete sul posto, immaginarli mentre avanzano mestamente sotto l’arco sarà semplice. Il boia abitava nell’appartamento sovrastante la porta e il giorno dell’esecuzione esponeva una rosa rossa sul davanzale della sua finestra. Un modo inquietante eppure suggestivo per avvisare la popolazione dell’imminente evento drammatico. Il racconto della passione
  1. Il racconto della passione
Una fanciulla lettone si era perdutamente innamorata di un soldato svedese, e i due si incontravano in segreto proprio vicino alla porta. Bella, giovane e fiera (magari, anche con i capelli al vento); per rappresentare mentalmente la ragazza, e il suo amato in uniforme, basta socchiudere gli occhi. Provate. Funziona? Lo sconfinato amore costò caro alla fanciulla, che venne crudelmente murata dentro l’edificio attraversato dalla porta: una punizione disumana, che doveva servire anche da monito per eventuali altre innamorate “clandestine”. In base a questa leggenda triste e romantica, il fantasma della ragazza dimora ancora oggi nel luogo della sua morte. Pare addirittura che, passando sotto la porta svedese allo scoccare della mezzanotte e ascoltando attentamente, si possa udire la voce della sfortunata sussurrare in tutte le lingue “Eppure, io lo amo!” e “Ti amo!“. Non vorreste udirla anche voi? Sarebbe spaventoso e commovente nello stesso momento. Se la sentissi io, penso che scapperei via rotolando, in preda al terrore. Mister VIM in fuga dal fantasma. La storia che, tra le tre, cattura maggiormente l’attenzione, è – naturalmente – quella dell’amore impossibile in stile Giulietta e Romeo. Il romanticismo quindi va ancora di moda, e può scatenarsi perfino a Riga, una città che oggi – lo sappiamo – è famosa, più che per il sentimentalismo, per le notti folli nelle discoteche e nei locali. Contrasto insolito ma interessante.
Il romanticismo esiste ancora.

Il romanticismo esiste ancora. Che foto stucchevole! Ho sicuramente esagerato.

Come raggiungere la porta svedese e qualche suggerimento

Chi passeggia nella zona storica di Riga in compagnia di una guida in carne ed ossa non avrà difficoltà a trovare la porta. Ogni buon tour della Città Vecchia prevede infatti una sosta davanti alla famosa arcata. Muovendosi in autonomia occorrerà invece un maggiore impegno; a tanti turisti, infatti, la porta sfugge completamente (dispettosa!) oppure hanno una certa difficoltà a trovarla. L’indirizzo esatto è Torna iela 11, Riga 1050. Spesso, sotto l’arco o accanto alla porta si soffermano dei musicisti che suonano la tastiera o il kokle, un antico strumento lettone ad arco. La presenza di questi artisti potrà aiutarvi a trovare la meta (e anche a percepire un’atmosfera da “Riga del passato”). Qualche suggerimento:
  • Sembra che per gli sposi in viaggio di nozze e per gli innamorati sia di buon auspicio attraversare la porta svedese.
Sarà vero? Tra vedere e non vedere, un passaggio sotto l’arco non costa nulla.
  • La porta è molto fotogenica dalle diverse prospettive, ma si dice che le migliori foto siano quelle scattate da Aldaru iela.
Riferimenti utili per trovare la porta svedese.
Uno scatto della Porta eseguito dalla via Aldaru (Aldaru Iela).

Uno scatto della Porta eseguito dalla via Aldaru (Aldaru Iela). Foto di Tahbepet (The Swedish Gate) [CC BY-SA 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], via Wikimedia Commons.

  • Ricordate di ammirare anche le caratteristiche stradine circostanti, che ospitano piccoli negozi, ristoranti e graziose caffetterie. In una di queste potreste gustare il Balsamo Nero di Riga, il famoso liquore lettone d’erbe, che è anche un tipico souvenir del Paese (difficilmente replicabile anche dagli esperti di amari fatti in casa, dato che per prepararlo occorrono ben ventiquattro ingredienti).

La porta svedese lo dimostra: le parole contano e possono avere effetti tonificanti

E’ risaputo quanto le parole siano importanti: possono essere sincere, schiette, incoraggianti, ambigue, false, sleali, far riflettere, motivare, suggestionare, manipolare, entusiasmare, insomma scatenare effetti positivi o negativi. Quelli positivi sono i migliori. Quando una storia ci viene raccontata nel giusto modo riusciamo ad emozionarci, diventare partecipi, dare spazio ai sentimenti e all’immaginazione, catapultandoci di persona – se necessario – anche in un’altra dimensione spazio-temporale. Nel caso della porta svedese, una buona narrazione può produrre anche un effetto tonificante tangibile e immediato! Nell’udire i racconti anche i turisti più distratti, stanchi e con i piedi doloranti per la camminata ritrovano interesse ed energia. Tutti? No; di solito fanno eccezione le persone molto razionali, che mantengono un certo distacco in ogni circostanza (peccato per loro, però). Gli altri, invece, possono magicamente trasformarsi in bambini instancabili. Click! Click! Scattano fotografie, passano sotto l’arco, ne sfiorano le pietre e i più sensibili tendono l’orecchio sperando di sentire la voce della sventurata fanciulla, pur sapendo che è impossibile. Se comparisse una rosa rossa, respirerebbero più forte per sentirne il profumo, e se si materializzasse un antico carico di merci clandestine qualcuno sarebbe probabilmente disposto,  seduta stante, a dare una mano al furbo mercante del racconto. Fortunato, quindi, il narratore che riesce a produrre nel suo pubblico tali effetti corroboranti per mente e corpo, e fortunato il pubblico che li sperimenta. Quando c’è di mezzo la porta svedese, però, bisogna riconoscere che il meccanismo si scatena quasi da sé. Oltre alla capacità oratoria della guida turistica, infatti, è lo stesso fascino delle leggende a sprigionarne il potere evocativo. Senza voler togliere valore all’impegno e all’abilità degli accompagnatori, quindi, presentare i racconti sulla porta in modo coinvolgente risulta un compito agevolato, e indurre l’effetto tonificante è – quasi – un gioco da ragazzi.

Per chi ama divagare: come sfruttare i talenti della porta svedese

Il marketing ci ricorda che oltre al valore tangibile delle cose contano gli aspetti intangibili legati a significati, simbologia, componenti emotive e sociali. Questo può valere praticamente per tutto: prodotti, servizi, monumenti e reperti storici, anche se apparentemente poveri di caratteristiche “speciali”. La porta svedese ne è un ottimo esempio: al suo valore storico si aggiungono – grazie alle leggende – degli elementi simbolici ed emozionali che la rendono più attraente. Si potrebbe fare qualcosa per metterla ancora più a profitto? Difficilmente qualcuno chiederà proprio a noi di sviluppare qualche “idea di business” per sfruttare il potenziale della Swedish Gate e aumentare la sua visibilità. Non importa; nessuno ci vieta di provare ad immaginare piccoli e grandi progetti legati alla porta (che nessuno finanzierà), per puro divertimento. Per esempio:
  • Ambientare un remake del film Sliding doors (a proposito di porte) a Riga
La protagonista potrebbe essere una turista  – chiamiamola Helen, come nella prima pellicola – che arriva davanti alla porta svedese. Proprio qui la trama prenderebbe le due direzioni parallele:
  1. Helen non conosce la storia della porta né le leggende, e non si cura di nessuno. Stanca, getta uno sguardo distratto, passa e se ne va. Il suo viaggio prosegue regolarmente, e infine lei fa ritorno alla vita di tutti i giorni.
  2. Helen sente casualmente una guida lettone che racconta le leggende ad un gruppo di turisti, e si emoziona nell’udire la storia passionale. La giovane è stanca, ma ritrova le forze per scattare qualche fotografia e, anche se non è mezzanotte, tende l’orecchio sotto l’arco sperando di sentire la voce della fanciulla sfortunata. Un ragazzo la nota, e intuisce quale animo delicato si nasconda sotto il suo discutibile cappello.
    Il cappello di Helen.

    Il cappello di Helen.

    Si avvicina a lei e…
          omissis  Helen si trasferisce definitivamente a Riga, dove ha trovato l’amore e la felicità (nonostante il cappello).
  • Scrivere un bel romanzo fantasy-romantico, che possa spopolare, ambientando uno o più eventi cardine (!) davanti alla porta svedese.
Obiettivo? Rendere l’arco, e la città di Riga, una meta ancora più ambita, un po’ come era successo con il tombino di Twilight a Volterra (alias ingresso nascosto al regno dei Volturi), che aveva richiamato una moltitudine di fan.
Un romanzo (immaginato) sui misteri di Riga.

Qualcuno di voi (a parte me) vorrebbe scrivere il romanzo?

Tra i protagonisti, perché no, si potrebbero includere anche i gatti in metallo della celebre Casa del gatto di Riga, in stile Art Nouveau (Liberty), che prendono vita e combinano qualcosa di inaspettato.
Gatto di Riga.

Ambizioso! Allora anche io vorrei comparire, perlomeno in un piccolo paragrafo.

  • Creare e vendere dei biscotti della porta“, con forme diverse ispirate ad ogni racconto; una moneta per quello dell’astuzia, una rosa per quello del brivido, e un cuore per quello della passione.
Biscotti a forma di cuore

Con i biscotti si va sempre sul sicuro.

Se ne avete voglia, provate anche voi ad inventare qualcosa: l’immaginazione tiene la mente in allenamento, e proprio come una buona narrazione può avere un effetto tonificante! Ora che ho fantasticato un po’, infatti, io mi sento meglio.