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Un giorno, non so perché, ho pensato: se i pesci potessero parlare, che cosa direbbero?

Piuttosto che rispondere con un insoddisfacente “boh”, ho inventato di sana pianta la storia di due pesci parlanti. Qualcuno ha voglia di leggerla?

Allora eccola qui.

Tutto iniziò in un giorno di vento

Quel pomeriggio il maestrale soffiava forte, e nelle strade della mia città dei fogli di carta umidicci svolazzavano nell’aria.

Li notai subito, perchè disegnavano nel cielo dei grandi movimenti ad onda e fluttuavano, come se fossero stati mossi dall’acqua (arrabbiatissima!) di un mare in tempesta.

D’istinto afferrai quei fogli e osservai che erano scritti con una calligrafia niente male, soprattutto se paragonata alla mia.

Iniziai a leggerli, scoprendo che erano qualcosa di molto raro: degli appunti surreali scritti da due pesci rossi che, inaspettatamente, erano riusciti a comunicare come gli esseri umani.

E di cosa mi stupisco, d’altronde? Io faccio esattamente lo stesso, e non sono neanche un animale “classificato”.Mister VIM

Strano che siano dei pesci rossi e non dei pesci calligrafi!” ho pensato, considerando la bella scrittura riportata su quelle pagine.

Poi, facendo una ricerca sul mio libro della natura ho scoperto che i pesci calligrafi non esistono. Bisogna che, prima di pensare, mi documenti meglio.

Naturalmente ho letto da cima a fondo quei curiosi documenti, che raccontavano la storia dei due pesci non muti.

Sì: dopo cavallo goloso e delfino curioso, pallina pettegola!

Tra le righe andavo anche a caccia di di elementi utili per rintracciare i simpatici autori pinnati (ah, e parlo di andare a caccia in senso figurato: di solito non vado a caccia nè a pesca).

Cercavo i nomi, l’indirizzo dell’acquario, il cognome della famiglia che ospita i pesci. Purtroppo, non trovai nulla

Riporto alla lettera il contenuto dei fogli, così – tiè – sarete pettegoli con me.

***

Una settimana fa

Poveri noi!
Siamo due pesci rossi rinchiusi in una boccia di vetro, e come immaginerete stiamo molto stretti.

Nuotiamo in cerchio ogni giorno, intorno alla triste barchetta di plastica adagiata sul fondo della nostra piccola vasca, e ogni sera prendiamo un OKi per sconfiggere il mal di testa.

Sì, lo sappiamo che i farmaci FANS possono far male allo stomaco, eppure a noi l’OKi non ha mai fatto male, anzi, abbiamo sperimentato un piacevole effetto collaterale: dopo un anno di assunzione consecutiva abbiamo iniziato a ragionare meglio e a scrivere come le persone.

Non siate scettici: questo racconto lo dimostra.

Visto che la noia ci assale vorremmo fuggire, un giorno, per andare alla scoperta del mondo, ma non sappiamo bene come organizzarci e ci servirebbe una mano, o una pinna d’aiuto.

Qualche essere umano inserisce un messaggio in bottiglia e lo affida al mare.

Noi nel nostro spazio non abbiamo bottiglie, ma uno di noi è campione di “apnea in aria” e riesce a fare qualche scorribanda qua e là…

Grazie a lui ci siamo quindi procurati carta e penna, prelevati dalla stanza in cui si trova la boccia, e dopo aver scritto i nostri messaggi di S.O.S. (che significa “Save Our Souls”, cioè “Salvate le nostre anime”) libereremo questi fogli nell’aria.

Ci aiutate?
Attendiamo idee all’indirizzo duepesci@inacqua.com, o sul nostro profilo Facebook “Siamo stufi”.


Due giorni fa

E’ passata una settimana da quando ci avete conosciuto e vogliamo ringraziarvi per le numerose email e per i messaggi su Fb.

Stiamo leggendo tutto e presto decideremo come evadere.
Ci piacciono soprattutto queste idee:

  • Fingerci morti e, quando verremo gettati nel water, rianimarci e iniziare la nostra nuova avventura;
  • Sforzarci di mangiare la barchetta di plastica sperando di assimilarla al 100%, così da diventare enormi (quasi più grandi della boccia), ed essere necessariamente liberati in qualche laghetto;
  • Smaterializzarci con un rito segreto dei pesci preistorici e ricomparire altrove.
    A presto!

Oggi

Eccoci ancora a voi. Dopo lunghe riflessioni subacquee abbiamo deciso di non fuggire più.

Infatti, allontanandoci dalla nostra noiosa boccia potremmo correre dei pericoli; non conosciamo il mondo e abbiamo paura di essere mangiati.

Troppa gente ama il sushi e noi in quanto grassocci possiamo fare gola. Abbiamo effettivamente assaggiato la barchetta di plastica, forse ne stiamo mangiando porzioni esagerate e il nostro fisico non è più snello “modello sirena”.

Sushi
Diventare sushi. Una triste prospettiva per i due pesci rossi.

E se poi, per sbaglio, ci ritrovassimo nel mare? L’acqua salata non fa proprio per noi. A meno che non troviamo il modo di trasformare la nostra boccia in una specie di sottomarino capace di solcare i mari, con noi due all’interno, in veste di comandanti (rigorosamente immersi in acqua dolce).

Ma, siamo realistici, sarebbe piuttosto difficile realizzare una chiusura ermetica.

Grazie comunque a tutti.

Vi abbiamo risposto singolarmente, siamo contenti così e nei prossimi mesi non ci annoieremo: stiamo scrivendo un libro a quattro pinne, ispirati dalle vostre idee di fuga.

Il titolo è “Fuori dalla boccia”.
Continuate a seguirci!

***

Io, da parte mia, spero di trovare, al più presto, il loro libro fresco di stampa che svolazza nell’aria.

The end

Siete delusi per il finale?

Non prendetevela: come vi ho detto, era tutto inventato.

Sappiate che

  • troppo OKi fa male, e aver affermato che i pesci l’hanno assunto a lungo era solo una “licenza poetica”;
  • se volete, potete inventare un finale diverso e meno “conservativo”. Ai pesci potrebbe, per esempio, essere regalato un grande acquario dove non c’è da annoiarsi, oppure potrebbero andare davvero ad abitare in un laghetto e, perché no, fidanzarsi con qualche avvenente carpa Koi! Fate voi. 🙂
Carpe Koi: aspiranti fidanzate dei pesci rossi parlanti!
Carpe Koi: aspiranti fidanzate dei pesci rossi parlanti!